Il lutto sano nei bambini

Alcune perdite sono cosi dolorose e ingiuste tanto che le definiremmo “disumane” ma purtroppo accadono e bisogna creare le condizioni appropriate per affrontarle nel migliore dei modi.

Cosa può esserci di peggio per un bambino se non perdere una figura significativa?

I bambini possono parlare e comprendere la morte?

E’ meglio essere chiari nelle spiegazioni o omettere tale avvenimento?

Furman sostiene che: “un bambino in tenera età è in grado di elaborare il lutto di un genitore perduto in maniera del tutto paragonabile all’elaborazione sana degli adulti. Le modalità, perché ciò avvenga non differiscono da quelle che sono favorevoli per il lutto degli adulti”.

Le condizioni fondamentali sono:

1) Che abbia goduto di un rapporto ragionevolmente sicuro con i genitori;

2) Che venga informato in modo esatto e tempestivo di ciò che è avvenuto, permettendogli di fare tutte le domande che vuole;

3) Che possa godere della presenza attiva e consolante dell’altro genitore o di una persona importante che se ne prenderà cura con costanza ;

I dati dimostrano che un bambino o un adolescente dopo la morte di un genitore lo rimpiange a lungo e se trova un adulto che è pronto ad ascoltare, condividerà con lui il suo rimpianto. In qualche momento il bambino indugia nella speranza di un ritorno del genitore perduto, in altri momenti riconosce con riluttanza che questo non è possibile e piomba nella tristezza. Non di rado temerà di perdere anche il genitore superstite o avrà paura che la morte reclami anche lui. Sarà di frequente ansioso e cercherà tenerezza.

I bambini, non dimenticano, se vengono aiutati e incoraggiati non avranno difficoltà a ricordare il genitore defunto.

Quando cresceranno saranno profondamente desiderosi di venire a sapere di più su di lui, volendo ampliare l’immagine che ne hanno conservato, benché forse avranno una certa riluttanza a correggere tale immagine in senso negativo, nel caso vengano a conoscenza di qualcosa di poco piacevole.

Proprio come accade ad un adulto che sta elaborando il lutto per il coniuge morto, tale elaborazione nei riguardi di un genitore diventa particolarmente intensa e dolorosa per il bambino allorché la vita si dimostra più difficile del solito.

Come accade per gli adulti, alcuni bambini hanno immagini vivide del genitore morto, collegate ovviamente alle loro speranze e alle loro aspettative del suo ritorno.

Come reazione iniziale alla notizia della morte, alcuni bambini piangono in modo inconsolabile, altri non versano una lacrima. Sembrerebbe esserci la tendenza che con l’avanzare dell’età del bambino si manifesti una reazione di pianto alla notizia della morte di un genitore.

In conclusione sembrerebbe che il lutto dei bambini, non meno di quello degli adulti, è caratterizzato dai seguenti comportamenti:

1) Persistere del ricordo e dell’ immagine della persona perduta;

2) Continuo ripresentarsi del dolore e del rimpianto, soprattutto in circostanze di anniversari o riunioni familiari; oppure quando una relazione significativa attraversa una fase negativa.

Non vi è da sorprendersi e meravigliarsi se un bambino che ha sofferto una grave perdita vive nel timore e ha l'aspettativa di doverne subire un’altra, il che lo renderà particolarmente sensibile a qualsiasi separazione da chi si prende cura di lui e a qualsiasi discorso che sembri accennare ad una nuova perdita.

Ne consegue che il bambino sarà spesso ansioso e molto attaccato alle persone vicino a lui, anche in situazioni che ad un adulto non appaiono pericolose, come pure sarà incline a cercare conforto da un vecchio giocattolo o da una vecchia copertina più di quanto ci si aspetterebbe dalla sua età.

Per poter fornire al bambino uno spazio di elaborazione del lutto, bisogna occuparsi di chi si prende cura di lui aiutandolo ad affrontare la perdita; dare ad un adulto la possibilità di avere uno spazio guidato da un professionista per poter condividere il suo dolore, la sua rabbia e le sue titubanze nel prendersi unicamente cura del bambino di cui ora ha tutte le responsabilità.

Offrendo uno spazio di ascolto al caregiver, di riflesso si offrirà la possibilità al bambino di poter dialogare del suo dolore con una persona preparata ad affrontare tale argomento, che sia in grado di fargli capire che è comprensibile e normale il suo dolore e che gli permetta di parlarne, di fare domande e non abbia paura di fornirgli risposte.

 

Dott. ssa Fabrizia Argirò

Psicologa Clinica - Psicoterapeuta in training

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    m (martedì, 08 agosto 2017 09:36)

    ciao

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